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58° ANNIVERSARIO MORTE DI ALCIDE DE GASPERI

XX domenica del tempo ordinario (B)

Sella di Valsugana, 19 agosto 2012

+ Luigi Bressan

  1. Dall’Eucaristia all’altruismo

In queste domeniche ci è presentata l’Eucaristia come fonte di vita e di saggezza per la nostra esistenza. Certamente il pensiero va a Degasperi come uomo di fede che proprio in questa chiesetta di Santa Maria Assunta, quando poteva essere a Sella, partecipava alla santa messa e si accostava alla comunione. Ma la vicinanza al Signore che per noi si è fatto cibo di vita fu una costante in tutti i periodi della sua dedizione al bene comune.

Scrivendo dalla prigione alla moglie Francesca, che pure ricordiamo in questa messa, egli diceva in una lettera: “Ieri ebbi il grande conforto di accostarmi alla Comunione… Di sopra un grande Gesù in croce, il grande Condannato innocente. Poiché ero uno degli ultimi, in fondo in fondo, come il pubblicano [della parabola del Vangelo], vidi sfilare dinanzi a me centinaia di coloro che si erano accostati alla Mensa. Gli dissi che benedica voi tutti, miei cari, e che accettavo ogni umiliazione, purché sui miei figli e su di te piovessero le rose delle Sue consolazioni” (Lettere dalla Prigionia, pp. 22-23).

Vorrei rilevare anzitutto questo atteggiamento altruista, riandando appunto all’esempio di Degasperi, che si ispirava a quello di Cristo Maestro e Modello, poiché lo mette in luce subito il Vangelo di oggi già nel suo inizio: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Dio non ci ha chiamati alla vita ed ancor meno al battesimo solo perché possiamo sopravvivere: egli vuole per noi la pienezza di vita (cfr Gv 10,10), una vita che sappia portare frutti e frutti che rimangano (cfr Gv 15,5.16). Ora per raggiungere un tale scopo occorre sapersi donare. Gesù aveva osservato appunto che chi ha un approccio egocentrico nella sua esistenza la distrugge e soltanto chi sa donare la propria vita agli altri, la realizza (cfr Gv 12,25).

  1. La vita come servizio

Ciò vale certamente per ogni cristiano, ma ancor più per chi è chiamato attraverso varie vie ad assumere una responsabilità comunitaria, poiché il senso del servizio viene così accentuato. Gesù diceva: “Vi ho dato l’esempio… Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire… Chi vuole essere il primo tra voi, sarà servo di tutti” (cfr. Gv 13,15; Mt 20,28; Mc 10,44). Certamente Degasperi viveva una spiritualità di totale disponibilità per gli altri e di disinteresse personale; al riguardo ricordo un sacerdote trentino (Don Bruno Zuccali) al quale chiesi cosa lo avesse più impressionato nelle due visite da lui fatte nell’appartamento all’allora Primo Ministro a Roma. Mi rispose: “La sua povertà”.

La spiritualità cristiana non è intimista, anche se una certa educazione tramandataci dall’800 la può far apparire tale, quasi avulsa dal vivere sociale. Ma come essa porti invece all’impegno per il bene altrui lo vediamo già nell’atteggiamento di Maria ss.ma: appena ricevuto nell’Annunciazione il messaggio straordinario della sua maternità, non si rinchiuse in casa, ma subito andò ad aiutare la parente Elisabetta (cfr Lc 1,39). Di Degasperi testimoniava l’on. Scalfaro questa confidenza: “Quando andava a fare la Comunione e ritornava nel banco a fare il ringraziamento, i più strani pensieri gli giungevano alla mente: le battaglie sindacali, il Parlamento, le leggi, il corpo diplomatico, le questioni internazionali. E disse che gli veniva una prima reazione: ‘Ecco, il demonio non vuole che io faccia bene il ringraziamento’. Ma aggiungeva: ‘Scaccio via sempre questo pensiero, perché non è vero. E allora riconduco tutto alla Comunione” (Scalfaro, in Gente nr. 24, 8.6.1992).

  1. Partecipazione attiva nella società

L’Eucaristia non è infatti una parentesi nella vita sociale, ma ad essa ci aiuta, come già in quella di famiglia e ad essa ci sospinge, poiché è sacramento di comunione. Siamo invitati infatti a porci attorno a una mensa, coscienti della nostra povertà spirituale ma anche grati per il dono che ci è fatto nella visione globale e quindi realistica del nostro essere, e pertanto con quella saggezza che domanda la costruzione del regno di Dio, regno di fraternità e di giustizia, anche in tempi difficili. Ci esorta san Paolo, nella seconda lettura di questa messa, a far cioè buon uso del tempo, poiché, egli dice, i giorni sono cattivi. L’apostolo porgeva questa esortazione nel contesto della lotta tra coloro che seguivano il bene, imitando Cristo nell’amore, e coloro che invece si lasciavano andare alle sterili opere delle tenebre.

Anche nella vita di oggi si propone una scelta e Alcide Degasperi è ammirato per la sua coerenza, pure in momenti estremamente difficili che coinvolgevano la sua stessa famiglia. Con una forte fede cristiana seppe superare la prova della prigione e quella dell’attesa e quindi delle responsabilità governative. L’epoca del dopo guerra non era meno minacciosa dell’attuale crisi, ma Degasperi accompagnò la sua riflessione con la preghiera, ispirandosi a quella saggezza che viene dalla visione cristiana della vita, come esorta ancora san Paolo: “Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi” ed è chiaro che l’Apostolo si riferiva sia alla vita personale che all’azione pubblica ed aggiungeva infatti: “Non siate sconsiderati, ma sappiate comprendere quale è la volontà del Signore”.

  1. Coscienza cristiana nella vita politica

La fede cristiana porta ad avere una coscienza ben formata, risultato che si ottiene tuttavia non automaticamente, ma tramite l’accostamento dell’insegnamento biblico espresso nella dottrina sociale della Chiesa; sappiamo che Degasperi se ne è nutrito fino a pubblicare uno studio personale sulla Rerum Novarum. Inoltre, occorre, come dice la prima lettura, avere quella saggezza che solo parzialmente è frutto naturale, ma è anche dono dello Spirito, così da costruire una società solida, dove ognuno trovi posto, operando il bene ed evitando il male e quindi conservando una visione etica del proprio agire. Di conseguenza emergono alcuni valori fondamentali, come l’opzione preferenziale per i più poveri e vulnerabili, la valorizzazione della famiglia, la dignità del lavoro, il rispetto della sacralità della vita, la solidarietà verso tutti e la cura del Creato, i diritti umani nel contesto delle libertà personali ma anche delle responsabilità di ogni persona. Si può essere tentati di cercare di evitare la complessità della vita, imponendosi sugli altri o annegando le difficoltà obiettive nell’esaltazione fuorviante, come è stato fatto anche nella nostra Italia e come giovani e non giovani sono tentati di ripetere. Al riguardo san Paolo menziona l’alcolismo, ma è soltanto un esempio di modalità di sfuggire alle responsabilità del vivere. Sappiamo ed sperimentiamo che alla fine la realtà riemerge: abbiamo bisogno invece di lucidità, di coerenza e di forza.

La partecipazione all’Eucaristia, ci dicono le letture bibliche di oggi, si sostengono proprio in questo impegno. Ce lo testimonia ancora la grande figura di Alcide Degasperi, il quale, in una sua lettera, accennando anche al fatto che talvolta pare quasi inutile accostarsi ai Sacramenti, osservava: “Quando ricevo la Comunione, pare che Cristo non risponda, ma mi lascia l’impronta nello spirito. Ogni volta si fa sempre più chiaro. Io credo, ormai, che anche mi toccasse per fare tutto il cammino ci arriverei, per la luce che mi si fa dentro” (Lettere dalla prigione, p. 53). Ed ancora sul tema della speranza, che oggi è di tanta attualità: “Ho fatto la comunione stamane per ringraziare il Signore e per pregarlo di difenderci da questo rincalzare di angosce e tormenti perché siamo indeboliti dall’insistenza delle disavventure e non sono un santo, che sappia affrontare, anzi augurarsi, il dolore” (Ibidem, p. 136).

Uniamoci anche noi e già ora nella preghiera proprio per le angosce e i tormenti della presente crisi.