3 marzo 2024: dalla XVIII assemblea elettiva diocesana

L’intervento di Ornella Vanzella presidente diocesana cliccare qui

L’intervento integrale del Vescovo, Michele Tomasi all’Assemblea di Ac

Parto dai primi articoli dello Statuto nazionale di Azione Cattolica Italiana:
1.“L’Azione Cattolica Italiana è un’Associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria ed organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa”.
Da battezzati siete dunque associati, per contribuire insieme a raggiungere il fine generale apostolico della Chiesa, che ancora lo statuto (art. 2) lo ricorda, “comprende la evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità ed i vari ambienti”. Questo siete chiamati a fare non soltanto tra voi, ma in diretta collaborazione con la Gerarchia, cioè con il collegio apostolico, il Papa e i Vescovi. Le articolazioni diocesane, e quella di Treviso con il proprio atto normativo, hanno scelto di “dedicarsi alla propria diocesi e alla globalità della sua missione”, fino a dire “che nell’AC si vive per e nella Chiesa diocesana, facendo della sua vita l’oggetto della propria dedizione”.
Ancora, il documento normativo diocesano afferma che “L’AC assume in maniera globale e immediata la missione della Chiesa locale, collaborando ad essa e offrendo la propria disponibilità, stabile e non episodica, all’azione pastorale missionaria delineata attraverso i piani pastorali e le particolari consegne del vescovo”.
Un’associazione di battezzati laici, dunque che vuole partecipare in maniera convinta e diretta alla missione della Chiesa. In questo senso vanno viste tutte le vostre attività, tutte le vostre articolazioni, tutte le vostre scelte. Anche la vostra presenza in parrocchia, anche le attività più consuete e concrete vanno viste in questo orizzonte. La vostra presenza sia a servizio delle comunità parrocchiali perché queste siano soggetti di autentica vita cristiana, e si sentano realmente parte viva della Chiesa universale, soprattutto nel partecipare attivamente alla vita della Diocesi, nella quale e a partire dalla quale “esiste la Chiesa cattolica una e unica” (LG, 23). La partecipazione alla vita delle parrocchie, vive a partire di questa dimensione diocesana e deve contribuire a realizzarla pienamente.
Nell’Azione Cattolica Italiana i Sacerdoti Assistenti partecipano alla vita della Associazione e delle sue articolazioni, per contribuire ad alimentarne la vita spirituale ed il senso apostolico e a promuoverne l’unità. Il Sacerdote Assistente esercita il suo servizio ministeriale quale partecipe della missione del Vescovo, segno della sua presenza e membro del presbiterio”.
Gli assistenti, dunque, hanno un preciso servizio da svolgere nell’associazione: “contribuire ad alimentarne la vita spirituale ed il senso apostolico e a promuoverne l’unità”. E questo nella precisa configurazione di essere segno della presenza del Vescovo, in comunione con gli altri preti della diocesi, corresponsabili insieme al Vescovo della cura pastorale di tutta la diocesi.
Siate dunque protagonisti della vita della Chiesa nelle forme che sono le vostre proprie, che sono originariamente donate a voi nel Battesimo, conferite da Cristo e non delegate, e che si sviluppano nella partecipazione viva all’Eucaristia e a tutta la vita e la missione della Chiesa, in comunione con i preti e con il Vescovo.
Per far vivere le comunità parrocchiali abbiamo fatto la scelta delle Collaborazioni pastorali: partecipate con convinzione al loro sviluppo e alla loro valorizzazione.
I piani pastorali sono semplicemente il cammino sinodale: vivetelo come occasione di rinnovamento gioioso e forte della Chiesa, non restate in disparte, non cedete alla tentazione della routine e del “si è sempre fatto così”.
Provo a darvi alcune, poche, consegne.
1) Vivete volentieri questa avventura: “non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio” come l’apostolo Pietro indica ai pastori che debbono guidare il gregge. Questo vale per tutti, vescovo, preti, laici. Se continuiamo ad essere mugugnatori e lamentosi diamo contro-testimonianza. Non significa non avere critiche o pensieri differenti, non significa nemmeno non condividere fatiche, paure e delusioni. Dobbiamo prenderci cura davvero gli uni degli altri, ma anche ricordare di avere buoni motivi per essere discepoli missionari di Cristo.
Come ho già chiesto nella lettera pastorale: “Anche sulle nostre strade si fa vicino il Signore risorto, che ci chiede: «di che cosa state parlando, che cosa vi interessa davvero?», senza che noi riusciamo a riconoscerlo, perché non abbiamo occhi capaci di Risurrezione. Ma com’è possibile che siamo tanto stranieri nella nostra vita e nel nostro tempo, da non riconoscerlo in cammino con noi?
2) Partecipate alla vita dell’associazione mettendovi a disposizione: ora tocca a voi, non ad altri, ora il Signore si fida di voi, si affida a voi.
3) Assumete le vostre responsabilità e dispiegate la vostra creatività in un servizio concreto e coraggioso al bene comune, alla vita della collettività, per una cultura del dialogo e della pace. Vi vedo ancora poco in questa dimensione, e invece c’è bisogno di voi. Ci sono accenni anche nel documento stesso, ma penso che si potrebbe fare di più. Porto l’esempio della Settimana sociale dei cattolici trevigiani: ringrazio davvero Bruno Desidera e Stefano Zoccarato per il lavoro grande e generoso di ideazione e organizzazione delle Settimane in questi ultimi anni, m i pacerebbe però che queste potessero diventare di nuovo, al di là di un semplice invito agli associati del partecipare, un impegno corale e condiviso di tutta l’Azione Cattolica di Treviso.
Lo statuto nazionale insite molto sul carattere democratico della vita associativa: l’esercizio di oggi e le strutture che ne deriveranno sono modi importanti di essere nella Chiesa di Azione cattolica.
È importante anche la scelta di partecipare da cristiani convinti, annunciatori del Vangelo alla vita della comunità civile più ampia, portando il proprio contributo al bene comune. Vale quanto è riportato nel documento preparatorio alla Settimana sociale dei cattolici in Italia, del 3-7 luglio a Trieste. Ve lo riporto, e lo affido alla vostra meditazione:
Prima ancora di essere una forma di governo la Democrazia è la forma di un desiderio profondamente umano: quello di vivere insieme volentieri e non perché costretti, sperimentando la comunità come il luogo della libertà, in cui tutti sono rispettati, tutti sono custoditi, tutti sono protagonisti, tutti sono impegnati in favore degli altri. «Fratelli tutti», diremmo oggi con Papa Francesco. E mentre lo diciamo sentiamo subito la vertigine di qualcosa che ancora non c’è o che è in cantiere. La via cristiana verso la democrazia non percorre anzitutto la questione del potere e delle decisioni per la comunità, ma si ferma davanti a una domanda più radicale: che cosa può fare di noi una comunità aperta e generativa?
L’ultima consegna è la più importante:
4) Fidatevi di Gesù Crocifisso e Risorto, siate suoi testimoni. Prendetevi tempi buoni per pregare, da soli o in comunità. Vi ricordo la centralità dell’ascolto della parola di Dio come l’ho già chiesta nella Lettera pastorale: “Vi chiedo di considerare come l’ascolto della Parola di Dio possa cambiare concreti stili e atteggiamenti di vita, come l’accoglienza di quella Parola possa diventare davvero conversione della mente, del cuore e delle mani e mettere un germe di risurrezione nella vostra vita. Si tratterà allora di stare insieme, di ascoltare insieme, di condividere ciò che ha generato l’ascolto e poi insieme di porre gesti di novità di vita. […] L’ascolto orante della Parola all’inizio delle riunioni e degli incontri diventi la regola, non sia considerato superfluo, o peggio ancora del tempo sprecato, ma sia l’occasione di sintonizzarci con il Signore che è presente proprio in quel momento, e che dona lo Spirito affinché si possano prendere le decisioni migliori secondo il Vangelo, e si possa vivere la bellezza dell’essere insieme nella Chiesa. Ogni nostra riunione sia preceduta dall’invocazione dello Spirito Santo e dall’ascolto della Parola.
La lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l’uomo; poiché «quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini»” (Dei Verbum, 25).
In questo senso sto proponendo una scuola di preghiera per giovani adulti, in ascolto della Parola, dal titolo: “«Lampada ai miei passi è la tua Parola» (Sal 119, 105) Entrare nella preghiera alla scuola della Parola”, per iniziare ad entrare in sintonia su questa fondamentale dimensione della vita cristiana. Conto che possa diventare di stimolo e modello anche per altre esperienze di ascolto e di preghiera”. In particolare considero quest’iniziativa e questo mio invito come prioritari, anche rispetto ad altri eventuali momenti analoghi.
Ringrazio il Signore perché ci siete, perché vi mettete a disposizione, perché gioite nell’essere suoi discepoli.
Ringrazio il Signore perché lo amate con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e perché vi impegnate ad amare il prossimo come voi stessi.
Ringrazio il Signore per l’aiuto che continuate a darmi e per il vostro sostegno nella preghiera.
Ringrazio il Signore per tutto l’impegno ed il servizio di tutti responsabili che si sono donati sin qui, e lo ringrazio per tutto il bene che i nuovi continueranno a fare.
“Vi benedica il Signore
e vi custodisca.
Il Signore faccia risplendere per voi il suo volto
e vi faccia grazia.
Il Signore rivolga a voi il suo volto
e vi conceda pace” (Nm 6 24-26).