Formazione al centro e Vocazione laicale

L’Azione Cattolica diocesana, nel percorso tematico che ci condurrà alla Festa unitaria del 27 maggio prossimo, in questo numero del settimanale dedica uno spazio alla questione della formazione umana e spirituale, tema centrale e identitario del carisma associativo.

Il Progetto Formativo dell’AC al capitolo 6 parla delle esperienze formative e introduce la “vita associativa” con queste parole “ciò che lascia un’impronta nella vita delle persone è il clima in cui sono cresciute; i valori che hanno respirato, le esperienze in cui sono state coinvolte. C’è, accanto ad un’azione formativa intenzionale e strutturata, un’incisiva azione formativa che passa attraverso la vita, le sue relazioni, le sue priorità, le sue provocazioni.”

Sul tema della formazione potremmo spendere molte parole a testimonianza dell’impegno, delle numerose iniziative e degli appuntamenti che costituiscono la “vita associativa” delle varie associazioni parrocchiali e di quella diocesana per la crescita umana e spirituale di ragazzi, giovanissimi e giovani, famiglie, adulti. Tuttavia, se dei cammini formativi ACR e giovanissimi la storia diocesana conosce lunga tradizione, se dei percorsi per giovani si è avviata negli ultimi trienni una profonda fase di promozione e sostegno che ha visto rafforzarsi e nascere molti gruppi giovani nella diocesi, è pur vero che spesso la formazione per famiglie e adulti spesso ha trovato qualche fatica nell’essere proposta o accolta.

Nelle prossime righe desideriamo raccontare invece i “semi di fede e speranza” che i “più grandi” sanno custodire e far germogliare pur tra le numerose incombenze quotidiane.

Vogliamo raccontare cosa significa desiderare per sé e per gli altri adulti della propria comunità una “formazione continua” che prosegua oltre la “stagione” giovanile: a raccontarcelo, piena di entusiasmo, è Sabrina Spitaleri, 51enne comandante della Polizia locale, moglie, madre e Presidente dell’AC della parrocchia di S. Giuseppe lavoratore del vicariato di S. Donà di Piave.

Ci racconti come è nato questo vostro gruppo adulti…

«Ricordo che era il 2004 ed ero parte del gruppo dei genitori dei ragazzi dell’ACR della parrocchia. Da quest’ultimo, mossi da quelli che erano di AC, è partito il desiderio di provare a fare qualcosa di più per noi, che ci vedesse come adulti protagonisti e non “solo” come i genitori dei nostri ragazzi”. È in quegli anni che ho conosciuto l’associazione e ho iniziato ad aderirvi».

Quindi è un percorso che ormai dura da diversi anni. Come si articola?

«Partecipano circa 20-25 persone, tra genitori dei ragazzi, ma anche catechisti e altri: il percorso infatti è promosso dall’AC ma aperto a tutti. Ogni anno facciamo 5 incontri e negli ultimi anni ci siamo riferiti al testo guida per gli adulti dell’AC, rielaborandolo per ragioni di tempo ed efficacia. In passato abbiamo chiesto la disponibilità a sacerdoti e religiose (Discepole del Vangelo) ad aiutarci, poi negli ultimi due anni ci siamo fatti coraggio (anche per necessità) e abbiamo cercato di procedere da soli, mettendo a disposizione con molta umiltà tutti i nostri limiti. Centrale è essere consapevoli della presenza di Cristo, presenza viva tra noi; quindi, la lettura (e rilettura) del Vangelo ci porta a sentire sempre attuale la Sua Parola, a leggerla come diretta a noi, nel momento che stiamo vivendo. Dopo gli incontri lasciamo del materiale perché la riflessione possa continuare anche a casa».

Perché allora un gruppo di adulti?

«Il confronto nel gruppo ci aiuta a conoscerci meglio, ma soprattutto a confrontarci su come un unico messaggio possa far vibrare corde diverse e quindi a rivedere la Parola come tesoro immenso, cui ognuno può attingere sempre. E’ sempre un messaggio di gioia e di speranza, e questa profonda convinzione è di grande consolazione per tutti, soprattutto per coloro che stanno attraversando un periodo di difficoltà. Per me e mio marito, che partecipa con me agli incontri, è davvero di grande aiuto per la vita di coppia. Lo schema della guida indica efficacemente “dalla Parola alla vita” e poi “dalla vita alla Parola”. La guida ci indirizza, il resto lo mettiamo noi».

Quale ruolo sentite di avere come adulti nell’associazione?

«Come adulti che sentono la necessità di alimentare la propria fede, crediamo che dovremmo essere sempre di più testimoni innanzitutto di quell’Amore che leggiamo dalla Parola e condividiamo tra noi in gruppo, provando a metterlo a frutto nel porci a servizio della nostra comunità, come nell’essere di aiuto al parroco per ogni necessità, nella preparazione delle 40 ore durante la Settimana Santa, oppure ancora nell’organizzare, insieme agli educatori ACR, la Festa della Pace. Quest’ultimo servizio è ciò che più ci stimola e ci interroga allo stesso tempo, perché ci mette a stretto contatto con i più giovani e ci impone di ascoltare e di proporre con umiltà le nostre riflessioni. In un contesto in cui la vita cristiana si svolge spesso nella solitudine, la formazione ha bisogno di incontri e di dialoghi in cui si impari a vivere da cristiani attraverso un’esperienza formativa articolata. La formazione necessita di una interazione ricca come la vita: di annuncio, di testimonianza, di riflessione sulla vita, sulla fede, sul mondo; ha bisogno di progetti concreti di missione e di servizio. Gli incontri formativi sono i momenti privilegiati di questa interazione: incontri tra persone, con cui, insieme, si affrontano gli interrogativi della coscienza credente nel mondo di oggi, in un clima di dialogo, di ricerca comune, in cui ciascuno è testimone per tutti gli altri. Ci si incontra con l’esplicita finalità di aiutare e aiutarsi a crescere nella fede e nella vita cristiana».

Silvia Foffano