Corresponsabilità nella comunità e Attenzione al Bene comune

Accogliendo l’invito del Santo Padre Francesco a portare fuori la gioia del Vangelo, l’Azione Cattolica prosegue nel suo impegno a fare del tema della corresponsabilità nella comunità uno dei temi maggiormente pregnanti della propria opera pastorale. È, infatti, proprio nel suo essere associazione con i suoi momenti di incontro e di confronto democratico, ma anche con le sue necessità di coordinamento per mezzo dei tanti aderenti impegnati in prima persona tanto nei ruoli di responsabilità, quanto nelle piccole disponibilità quotidiane che l’Azione Cattolica forma a quell’attenzione alla cura del bene comune e dell’altro da sé, portando a compimento quella missionarietà educativa, che rappresenta la cifra da sempre caratterizzante di tutto l’impegno di AC.

Un’associazione di laici che quest’anno celebra il suo 150° anniversario e che, dunque, ancora, tanto sui temi, quanto sullo stile, può risultare generativa non solo per la dimensione ecclesiale, ma soprattutto fuori delle sacrestie, in un momento storico che segna freddezza e distanze fra chi amministra la cosa pubblica e il cittadino, fra i giovani cresciuti nella disillusione di una politica autoreferenziale, che a lungo ha voltato le spalle alle istanze del prossimo, e l’idea che possa essere ancora praticabile una politica vissuta con spirito di servizio e responsabilità.

Nel tempo della frammentazione partitica e della presenza plurale dei cattolici in forze che, malgrado in qualche modo variabilmente contagiate da una certa sensibilità, paiono distanti dall’essere rappresentative della comunità cristiana nella sua poliedricità, ancor meno che in passato risulterebbe un buon servizio né un agire comprensibile inseguire la via dei collateralismi, dei rapporti privilegiati. Quello che allora l’Azione Cattolica offre al tempo presente è il suggerimento di un metodo, per un impegno che riparta dalle disponibilità che ciascuno può dare e dall’affrontare le necessità, i bisogni del territorio con semplicità, ma guardando lontano, seguendo la Stella Polare.

Un’AC palestra non solo di responsabilità, quindi, ma anche di democrazia, e non solo per quanti, in libertà, maturino la vocazione all’amministrazione, giacché la buona politica necessità di buoni cittadini, attenti, vivaci e che dispongano degli strumenti per valutare la gravosità dell’impegno del proprio fratello impegnato per la comunità; un’AC che forma a spendersi tanto nella vita associativa, quanto in quella pubblica, mostrando quella cura propria di chi vuole solo il meglio per ciò a cui tiene.

La montebellunese Carlottina Cavasin, già Presidente Diocesano e amministratore locale, rende la sua testimonianza di vita sul punto.

«Io in Azione Cattolica ho percorso tutte le tappe, da Angioletto agli adulti della terza età: sono iscritta da sempre e ho sempre partecipato alle attività. Sono sempre stata legata all’associazione di Biadene di Montebelluna. Negli anni’80 sono stata responsabile ACR per un mandato e, nel triennio successivo, sono stata eletta Presidente Diocesano. C’era molta vivacità nell’AC del tempo: era anche diversa da come la conosciamo oggi e più vissuta come momento settimanale di ritrovo. Grande importanza rivestiva l’aspetto della catechesi e del dibattito. Una volta c’era solo l’Azione Cattolica per cui i nostri giovani necessariamente convergevano in AC. Ora ci sono altri movimenti e gruppi, per cui ognuno fa le sue scelte. Non è un male: è un bene perché è il segno di una Chiesa che cerca di percorrere più strade. Oltretutto un’appartenenza non ne esclude necessariamente altre: si può essere di AC e vivere anche altre esperienze. Per me l’Azione Cattolica è stata un’esperienza utile per la vita interiore e non solo. Attualmente sono una semplice associata».

Dall’impegno associativo a quello politico: cosa La condusse alla scelta di dedicarsi all’amministrazione della comunità?

«Sempre in quegli anni, dopo il mandato da Presidente, sono stata consigliere comunale a Montebelluna e assessore ai servizi sociali per la Democrazia Cristiana. Non so perché pensarono proprio a me: quando mi proposero di dedicarmi alla politica mi consultai con amici e conoscenti che mi consigliarono di accettare e accettai. Oggi sono felice di quella scelta. Sarebbe utilissimo continuare a promuovere l’importanza della corresponsabilità nell’impegno sia associativo, sia politico».

Viviamo oggi una stagione politica profondamente diversa e in cui la centralità dei cattolici si è notevolmente affievolita. C’è ancora margine per una partecipazione attiva?

«Certamente! Anche se c’è da ammettere che la politica è cambiata da allora. È cambiato anche il rapporto dell’Associazione con i partiti: all’epoca si discuteva apertamente con loro, c’erano le condizioni per un dialogo sui temi. L’impegno politico mi sento di consigliarlo sempre ai nostri giovani. Lo schieramento, però, devono sceglierlo loro, in base alle legittime sensibilità. L’AC ha offerto da sempre anche gli strumenti per capire: la Scuola di Formazione Sociale di S. Agnese, ad esempio, ha una lunghissima storia. C’era già quando mi insediai nel mio incarico di Presidente diocesano».

Davide Bellacicco