04 settembre: memoria liturgica del Beato Giuseppe Toniolo

La via della buona politica e del bene comune – Giuseppe Toniolo. Una santità per il sociale
Una vita spesa a dimostrare l’intrinseca relazione tra le dinamiche “economiche” e la condizione umana nel suo complesso, non esclusa la dimensione etica. Un economista, il padre delle Settimane Sociali, che ancora oggi con la sua testimonianza è in grado di indicare la strada ai laici cristiani impegnati nella costruzione del bene comune. In un tempo sfregiato dall’individualismo, Toniolo ci chiama alla responsabilità nei confronti dei talenti – culturali, spirituali, umani, affettivi – da spendere nella società e all’importanza di spendersi nella promozione del tessuto vivo delle realtà aggregative e organizzative.
di Domenico Sorrentino* – Per i laici cristiani è di grande importanza poter contar su testimoni in grado di orientare l’impegno e suscitare entusiasmo con l’esempio della loro vita. Il cattolicesimo italiano certo non ne manca. Tra essi è figura di spicco il beato Giuseppe Toniolo. Egli non esitò a porre l’impegno sociale sotto il segno della santità. Una volta ebbe a scrivere: «Noi credenti sentiamo, nel fondo dell’anima […] che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, ma un santo, anzi una società di santi» (Indirizzi e concetti sociali all’esordire del secolo XX, Pisa 1900).
Nella storia del movimento cattolico a Toniolo si deve, in massima parte, la «virata sociale» dei cattolici italiani. Non che l’impegno sociale, all’arrivo del professore pisano, fosse assente: esso anzi era ufficialmente promosso dalla “seconda sezione” dell’Opera dei Congressi. Fondando la sua Unione Cattolica per gli Studi Sociali, con una propria autonomia, pur coordinata all’Opera dei Congressi, il Toniolo metteva le premesse di un impegno sociale con un più forte accento propositivo e programmatico, meno condizionato dalla psicologia della protesta intransigente, che portava i cattolici a difendere le loro ragioni astenendosi dalla partecipazione politica (il non expedit). Era il 1889. Di lì a due anni sarebbe venuta la Rerum Novarum, di cui il professore fu instancabile apostolo. Da allora le sue iniziative furono incalzanti. Del 1892 è la fondazione della Rivista internazionale di Scienze Sociali. Del gennaio 1894 il «programma di Milano», piattaforma operativa dei cattolici di fronte al socialismo. Negli anni successivi il professore si dedicherà ad elaborare l’idea cristiana della democrazia, facendosi ispiratore di quel movimento democratico-cristiano sposato dai “giovani” che trovarono in Murri il loro organizzatore entusiasta quanto problematico. E ancora, tra le benemerenze del Toniolo ci fu la promozione, nel 1907, delle «Settimane Sociali» appuntamento importante per la Chiesa italiana ancora oggi.
Ma chi era Toniolo? Sarebbe difficile comprenderlo senza le sue origini venete – nacque a Treviso il 7 marzo 1845 – e il suo percorso culturale e spirituale tra il Collegio di Santa Caterina a Venezia e l’Università di Padova, dove frequentò la Facoltà di Giurisprudenza e intraprese, come docente di Economia, la sua carriera universitaria, sviluppata poi nei lunghi decenni pisani. La sua prelezione del 1873 è rimasta famosa per il tono programmatico, che si approfondirà in tutta la sua vita di studioso. Il titolo suona: Dell’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche. In tale formulazione, il punto decisivo è l’aggettivo «intrinseco». Non mancavano, infatti, economisti dell’area liberale, che si mostravano attenti al rapporto tra etica ed economia. Ma l’etica era chiamata in gioco come un orizzonte normativo «estrinseco», che non entrava nelle dinamiche proprie dell’homo oeconomicus. Toniolo sposò una concezione delle leggi economiche, che le situava nel contesto globale dell’esistenza umana, mostrando l’intrinseca relazione tra le dinamiche «economiche» e la condizione umana nel suo complesso, non esclusa la dimensione etica.
Forte di questa convinzione, egli si impegnò a portare sul terreno economico le istanze e i principi della dottrina sociale. Nei confronti del mondo socialista, Toniolo comprese che non aveva senso una pura condanna: occorreva piuttosto una credibile alternativa programmatica.
Fece di questo il leit motiv della sua vita. Per lui era chiaro che una tale alternativa non poteva svilupparsi esclusivamente sul versante economico. Di qui l’interesse che mostrò verso l’impegno culturale tout court con la Società Cattolica Italiana per gli Studi Scientifici, inaugurata a Como nel 1899. Padre Agostino Gemelli la considererà il germe della futura Università Cattolica. Era in effetti un’associazione aperta a tutte le principali branche del sapere, dalla filosofia, alla sociologia, alla storia, alle scienze, alle lettere. Secondo il disegno del promotore, avrebbe dovuto far convergere gli sforzi degli studiosi cattolici italiani per testimoniare l’incontro tra fede e ragione, tra Vangelo e cultura, secondo quanto aveva auspicato il Concilio Vaticano I. Toniolo, da parte sua, sviluppò questo orientamento sul terreno dell’economia e della sociologia. Così lo vediamo sostenere, nel suo Trattato di economia sociale, una sorta di «esemplarismo» sociologico esercitato dal concetto di «corpo» applicato da san Paolo alla Chiesa: «Concetto mistico bensì, ma che prelude ad un rinnovamento organico della sociale convivenza: per cui da quel dì la storia ci fa assistere ad un procedimento più nuovo ancora, il quale spezzando, o meglio dissolvendo quel mostruoso panteismo politico, perviene a distinguere in prima la famiglia, integrazione dell’individualità, da ogni altra specie di consociazione umana, come un germe che precede e nutre ogni altro; e più tardi tutto l’essere sociale da quello politico, vale a dire la società dallo Stato» (Trattato di economia sociale, Città del Vaticano 1949, II, pp. 72-73).
Lo Stato, in questa concezione organica della società, non ne esce diminuito, ma semmai rafforzato, purché compreso al di là di tutte le pretese autoritarie, e dentro una concezione «sussidiaria» del rapporto Stato-società. Esso deve fare un passo indietro, di fronte all’iniziativa sociale dal basso. Al tempo stesso, è suo dovere intervenire, in funzione del bene comune, soprattutto a vantaggio dei più deboli. La democrazia cristiana, nella concezione tonioliana, si qualifica proprio per il fatto che gli «ultimi» sono messi al primo posto: «Oh! Veramente da quel dì, in cui si vide Gesù piegare le ginocchia dinanzi a dodici pescatori e ad essi riluttanti lavare i piedi, prescrivendo che per lo innanzi essi pure facessero altrettanto, da quel dì solenne il mondo assistette allo spettacolo nuovo e commovente di tutta intera la gerarchia sociale che a grado a grado fra le resistenze di una natura orgogliosa si ripiega all’ingiù a servire le moltitudini ignare, povere, sofferenti. Ecco la democrazia cristiana!» (Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, I, Città del Vaticano 1949, p. 48). Su questa base egli così definisce la «democrazia cristiana»: «Ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori» (ivi, p. 26).
Quanto resta del Toniolo? Indubbiamente anche nel suo pensiero ci sono aspetti datati. Ma molto rimane attuale, e va sottratto al rischio di un ingeneroso oblio e riscoperto con maggior convinzione dalla cultura cattolica. In ogni caso, resta la sua vita santa a sostegno della testimonianza cristiana nel nostro tempo.
*Domenico Sorrentino è arcivescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino. È il maggiore studioso della figura del beato Giuseppe Toniolo, al quale ha dedicato diversi volumi, tra i quali ricordiamo per l’Editrice Ave: L’economista di Dio (2012); Gioia solidale. Il pensiero che unisce Giuseppe Toniolo e papa Francesco (2014); Famiglia, lavoro, ordine sociale (2017).
I titoli dell’Editrice Ave dedicati al Beato Giuseppe Toniolo